Con capitale, l’errore all’interno del processo diviene un

Con il termine “errore giudiziario” si intende l’errore di giudizio nel quale si incorre nel corso della vicenda processuale; esso si presenta come un’anomalia, ma potremmo definirlo anche come patologia, del processo penale. Scriveva Piero Calamandrei che il processo ha uno scopo “altissimo, il più alto che possa esservi nella vita: e si chiama giustizia” (1): deve servire a far sì che la sentenza sia giusta o almeno che la sentenza ingiusta sia sempre più rara. La giustizia deve avere il proprio fondamento proprio nel sistema processuale e ciò implica che, come meccanismo giuridico di accertamento, il processo debba essere ispirato a principi e disciplinato da regole volte a garantire le fondamentali esigenze di tutela dei diritti della persona; è compito del legislatore predisporre tali regole di giusto processo, compito del giudice è invece quello di applicare la legge come comando (a questo proposito si parla del giudice come “bocca della legge”). 
Tuttavia, nonostante i principi e le garanzie previste all’interno del processo penale, per quanto queste possano essere precise e dettagliate, non potranno mai eliminare completamente l’errore poiché questo è insito nell’uomo e, come tale, è ineliminabile. Il rischio dell’errore è connaturato in ogni attività umana che implichi la formazione di un giudizio, come ci viene ripetuto “errare è umano”; è quindi giusto affermare che i giudici e gli inquirenti sono uomini e come tali possono incorrere in errore, ma quando la pena è, come in Italia, il carcere e quindi la privazione della libertà personale in ogni sua forma e, in altri Stati, può consistere in una pena capitale, l’errore all’interno del processo diviene un danno irreversibile ed irreparabile per colui che lo subisce. La consapevolezza dell’inevitabilità dell’errore impone  quindi di concentrare la propria attenzione sul complesso normativo per far sì che questo, pur non potendo elidere totalmente l’errore, sia idoneo a ridurre al minimo le possibilità di falsa giustizia, intesa come ingiusta condanna. 

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